“Il mercato è vero mercato quando non produce solo ricchezza, ma soddisfa anche attese e valori etici.”

Può esistere un mercato carente o addirittura privo di una morale di sostegno?

Alla luce dei recenti scandali la risposta non può che essere negativa.

Sta emergendo da qualche tempo in Italia, mentre nei paesi anglosassoni e in quello statunitense è emerso in maniera considerevole da lungo tempo, un interesse ai temi della finanza etica (sia nel processo di raccolta che in quello degli impieghi) da parte di investitori e risparmiatori. Concetti come quello di etica, responsabilità sociale, sviluppo sostenibile per le istituzioni finanziarie e governance, si stanno affermando in maniera notevole, riferendosi in particolare all’impiego delle risorse finanziarie.

In questo contesto, uno dei fenomeni maggiormente considerevoli e significativi è l’investimento socialmente responsabile, o investimento etico, meglio conosciuto come SRI (acronimo inglese di Socially Responsible Investments).

L’aspetto caratterizzante di questo tipo di investimento è il ruolo di primo piano assegnato alla responsabilità sociale, che in maniera non subordinata si affianca ai classici parametri di rendimento, di capitale e di interesse, di conseguenza senza tralasciare gli aspetti più comuni di remunerazione del capitale investito.

In materia di investimenti etici siamo ancora poco informati, sia per quanto riguarda le caratteristiche tecniche e di gestione dei prodotti, sia per l’effettiva e reale disponibilità di questo tipo di impieghi, troppo spesso erroneamente intesi come “donazione”.

Recentemente, complice anche una maggiore richiesta di trasparenza, le attese espresse dai sottoscrittori dei fondi d’investimento sono orientate verso un bisogno caratterizzato da una duplice natura: economica e non. Pur attendendosi un adeguato rendimento, essi vogliono veder soddisfatti anche determinati valori. Tali esigenze, dettate da una crescente sensibilità nei confronti delle tematiche sociali e ambientali, hanno sviluppato l’offerta di prodotti della finanza alternativa, nella logica di soddisfare anche coloro che sono attenti ai risvolti delle proprie azioni.

Gli investitori socialmente responsabili indirizzano i propri investimenti includendo o escludendo i titoli di imprese o di Stati in base agli atteggiamenti degli stessi nei confronti dell’ambiente e delle politiche sociali. Si parla di fattori ESG (Environmental, Social and Governance).

Il Manuale per la promozione e la distribuzione dei prodotti d’investimento sostenibile e responsabile, realizzato dal Forum per la Finanza Sostenibile in collaborazione con l’Associazione Nazionale Promotori Finanziari (ANASF) li ha sintetizzati così:

fattori ESG

La finanza etica non rappresenta un rimedio per tutti i mali, tuttavia si impone quale contributo di valore allo sviluppo sostenibile.

L’interesse vuole essere quello di rappresentare un’azione, creditizia ma anche di risparmio, che intende “educare” ad un’equità anche nella remunerazione, per non prediligere solo in base alla convenienza. Questo non significa escludere tout court i meccanismi della finanza (rischio e rendimento), piuttosto configurare in maniera più ampia i principi di orientamento (oltre al rischio e al rendimento, anche la responsabilità).

Benché lo stimolo alla conversione del sistema economico sia parziale, il potenziale che si crea avvia un circolo virtuoso altrimenti inesistente. In virtù degli effetti, diretti ed indiretti del sistema, viene sollecitato un impegno anche tra gli intermediari finanziari tradizionali.

Una sua assenza, ma soprattutto una mancanza degli investitori responsabili, esonera da tale partecipazione, proprio per la carenza di impulsi sui sistemi creditizi tradizionali.