Ciò che realmente fa la differenza è la volontà di misurare le esternalità positive e negative delle attività, utilizzando quanto emerge dal lavoro di rendicontazione per ripensare seriamente alle criticità, quindi agire e darsi da fare per migliorarsi.

Mentre una direttiva europea chiede alle imprese con più di 500 dipendenti di redigere il Bilancio Sociale, Claudio Gagliardi, segretario generale di UnionCamere lo ritiene uno strumento utile anche per le piccole e medie imprese italiane, che a conti fatti rappresentano la fetta più numerosa del settore del nostro Paese.

Si tratterà solo di un altro mero adempimento legislativo oppure sarà l’occasione per avanzare verso lo sviluppo di una cultura della rendicontazione e della sostenibilità?

Pensare solo allo strumento di rendicontazione è del tutto limitativo. Non basta scrivere un Bilancio Sociale per essere buoni. Nonostante il documento di per sé possa rivestire un ruolo competitivo, il rischio è quello di cadere nella trappola dell’autoreferenzialità. Ne sono un esempio tangibile le grandi aziende o le multinazionali che rendicontano l’attività anche dal punto di vista sociale e ambientale, ma la cui virtuosità rimane solo sulla carta.

Eni, l’azienda multinazionale degli idrocarburi che da qualche anno produce un rapporto di sostenibilità unitamente all’annuale relazione economico finanziaria, è stata proclamata da Transparency International come prima società al mondo nella trasparenza dell’informazione societaria, distinguendosi per i programmi anticorruzione e la reportistica organizzativa.

Tutto molto bello, se non fosse per il coinvolgimento in affari sospetti di alcune figure dell’azienda, e le denunce di associazioni, cittadini e istituzioni che condannano i devastanti impatti ambientali e sociali, sia in Italia che all’estero.

Ciò che realmente fa la differenza è quindi la consapevolezza e la responsabilità legata alla volontà di misurare le esternalità positive e negative delle attività, utilizzando quanto emerge dal lavoro di rendicontazione per ripensare seriamente alle criticità, quindi agire e darsi da fare per migliorarsi.

I Bilanci Sociali non hanno un controllo istituzionale, e neanche una struttura obbligatoria di riferimento per comparare e confrontare i risultati tra loro. Ma sono uno strumento necessario per gli stakeholder.

Servono tanti numeri e un po’ meno parole per quantificare i benefici generati e gli aspetti negativi prodotti. I giudizi di efficacia devono implicare necessariamente anche una valutazione qualitativa ex post, che verifichi il grado di raggiungimento degli obiettivi prefissati.

Perché le potenzialità del Bilancio Sociale non sono di certo legate al solo inserimento dei dati.