Da qualche mese a questa parte il tema dell’impresa sociale è fortemente tornato in auge, complice anche il tanto auspicato progetto di riforma del Terzo Settore, che ha preso avvio nei caldi mesi estivi del 2014 ed è tuttora al vaglio della Commissione Affari Sociali, che ha “promesso” un cambiamento e un riordino strutturale del contesto nazionale, dove l’impresa sociale ne assume centralità grazie all’importanza del suo ruolo in alcuni settori chiave del welfare.

Il fatto che l’impresa sociale sia una risorsa determinante nel nostro tessuto sociale è un pensiero condiviso da chiunque, che però ha da sempre dovuto fare i conti con una serie di limiti che ne hanno frenato sviluppo e crescita.

Primo su tutti la legislazione: con la Legge 13 giugno 2005 n. 118 il Parlamento introduce nell’ordinamento l’impresa sociale con successiva emanazione da parte del Governo del Decreto Legislativo 24 marzo 2006 n. 155 e nel 2008 dei quattro decreti ministeriali collegati. Si attende dunque una riforma rimasta sospesa da anni che vada a riordinare l’attuale (e arretrato) sistema nazionale.

In riferimento alla rendicontazione sociale, è stato il Decreto 24 gennaio 2008 del Ministero della Solidarietà Sociale a deliberare l’adozione delle linee guida per la redazione del Bilancio Sociale da parte delle organizzazioni che esercitano l’impresa sociale, ai sensi dell’art. 10 del Decreto Legislativo 24 marzo 2006 n. 155, che sono tenute a redigere annualmente il Bilancio Sociale delle attività svolte, oltre alla tenuta del libro giornale, del libro degli inventari e di un apposito documento che rappresenti adeguatamente la situazione patrimoniale ed economica dell’impresa.

A fotografare lo stato dell’arte dell’impresa sociale (e delle realtà che operano di fatto come tali) è il rapporto L’impresa sociale in Italia. Identità e sviluppo in un quadro di riformacurato da Paolo Venturi, direttore Aiccon, e Flaviano Zandonaisegretario Iris Network – Associazione Italiana degli Istituti di Ricerca sull’Impresa Sociale, che si inserisce all’interno delle dinamiche della riforma sul Terzo Settore lanciando la sfida ad accogliere una visione maggiormente inclusiva, che consideri anche quelle realtà che nel panorama dell’imprenditoria sociale pur non avendone la qualifica giuridica, assumono la veste di “impresa sociale”.

Si tratta di un potenziale di imprese diverse dalle cooperative sociali e dalle imprese sociali costituite ex lege, che perseguono obiettivi di interesse generale ed hanno caratteristiche tali da poter essere “assimilate” alle realtà che hanno qualifica giuridica di impresa sociale.

I numeri sono rilevanti sotto molti punti di vista: dall’impatto economico e occupazionale, ai servizi erogati, agli utenti raggiunti.

Rapporto impresa sociale in Italia_Iris Network

Stiamo infatti parlando di un bacino di organizzazioni che alle 12.570 cooperative sociali, comprende anche le 82.231 altre onp che sono “potenziale di impresa sociale” perché market oriented (e probabilmente molte di queste hanno raggiunto – o sono in procinto di raggiungere – la soglia del 70% relativa ai ricavi dell’attività di utilità sociale). Queste ultime impiegano ben 440.389 addetti e oltre 1,6 milioni di volontari, e sono attive in particolare nei settori cultura, sport, ricreazione (64%); assistenza sociale (13%) e sanità (6%).

A questi dati si aggiungono poi quelli relativi alle 61.776 imprese di capitali operative nei settori di attività previsti dalla legge n.118/2005, nelle quali operano 446.000 addetti negli ambiti di sanità (31%); sport e svago (25%) e cultura (14%).

Il volume approfondisce poi:

  • le dimensioni del profilo market del non profit italiano (Massimo Lori, Sabrina Stoppiello) esaminando la struttura delle organizzazioni coinvolte, le risorse impiegate e le attività svolte;
  • la resilienza delle cooperative sociali (Chiara Carini, Ericka Costa) analizzando le performance economiche;
  • il lavoro nell’impresa sociale per produrre benessere, coesione e inclusione sociale (Centro Studi Unioncamere);
  • l’impresa sociale alle soglie della riforma (Paolo Venturi, Flaviano Zandonai);
  • il profilo aziendale dell’impresa sociale ex lege (Luca Bagnoli, Simone Toccafondi) analizzandone i principali valori economici.

Una riforma del settore più inclusiva, che prenda in considerazione anche l’apporto di questi soggetti, è quanto mai d’auspicio specie per l’importanza del contributo apportato e per gli effetti benefici che impatteranno sul Terzo Settore e, nello specifico, sul “nuovo” ed “allargato” perimetro che si andrebbe a delineare.

elaborazione dati su Rapporto Iris Network

Il Rapporto Iris Network offre importanti spunti di riflessione, mostrando come l’impresa sociale riformata, rispettando i canoni descritti all’interno del Rapporto, sarà in grado di sviluppare ulteriormente il proprio contributo.

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