Il legame tra etica e finanza è uno dei temi maggiormente dibattuti in questa fase critica che stanno vivendo i mercati, questione ancor più ragguardevole e pertinente in un tempo contraddistinto da notevole agitazione, stravolgenti cambiamenti ed elevata incertezza.

Segnali significativi in merito al processo di ridiscussione dei valori che sono alla base dell’economia e della finanza sono stati avviati da tempo. È in particolare negli ultimi anni che alcuni “scalpori” stanno interessando la finanza, e soprattutto la Borsa (in Italia, ad esempio, il crac Parmalat). Gli operatori finanziari ricorderanno infatti il 2007 come l’anno in cui il sistema finanziario è stato scosso dagli effetti della crisi dei mutui subprime.

Numerosi sono stati coloro che si sono interrogati sulle possibili tecniche da porre in atto per arginare la crisi (strumenti di politica monetaria, dalle variazioni dei tassi di interesse, ai massicci interventi per iniettare miliardi di liquidità); pochi invece coloro che hanno voluto approfondire la sostanza del problema che ha investito il sistema capitalistico moderno.

La finanza è forse uno dei settori a più elevata innovazione. Troppo spesso però, i nuovi ordini si traducono nella pratica in strumenti finanziari e strategie complesse e spregiudicate, poco intelligibili non solo dagli investitori, ma anche dagli stessi operatori del sistema che propongono l’asset.

Mentre la crisi si è manifestata, e sono cresciuti i timori di un suo peggioramento, gli osservatori hanno richiamato l’assunzione di precise responsabilità, solo in alcuni casi ponendo l’attenzione sulle pratiche predatorie del settore. Non c’è da sorprendersi se le gravi conseguenze, ancora in evoluzione, sull’economia mondiale fanno registrare un sempre maggiore calo di fiducia, che rischia di innestare una pericolosa situazione di credit crunch. La moderazione della complessità delle situazioni che il libero mercato produce non si esaurisce nell’adozione di nuovi controlli che, per quanto siano invocati, sembrano rappresentare più una consolazione che un rimedio universale.

Nel complesso sembra invece essere l’assenza di eticità a trascendere questo utilizzo distorto della finanza. A conferma di un bisogno diffuso di fare appello all’etica, molti si domandano se conviene o meno assecondare una logica orientata esclusivamente al profitto, e se questa, in definitiva, non finisca col distruggere la fiducia.

Il mercato ha una stretta necessità di fondarsi su onestà e fiducia.